Gli ingredienti dell’innovazione

Di recente si è tenuto un incontro presso l’Università Bocconi con alcuni esperti del settore alberghiero, che hanno reso nota la loro formula per l’innovazione.

Cosa ci si aspetta da un hotel del futuro? Alcuni professionisti dell’ambito hanno dato il proprio contributo per delinerare la ricetta perfetta per una struttura innovativa.

Magda Antonioli, docente esperta di economia del turismo della Bocconi, ha aperto le danze con una riflessione interessante sul valore dei “territori”, che “hanno un ruolo molto importante, in quanto nessuno va per dormire in un albergo, ma vi si reca perchè interessato a quello che si vive su quel territorio”. Ecco perché l’hotel diviene “un luogo di incontro, di co-working, di esperienza e va spiegato bene senza nulla togliere agli altri asset turistici”continua la docente. Sono nuovi modi di concepire il mercato e sfruttarlo al massimo, grazie anche alle tecnologie disponibili.

Secondo Nicola Foschini, manager Accor, l’approccio migliore in un contesto così mutevole è  “quello di portare il prodotto giusto per il mercato giusto”. La parola chiave per lui è “staff”: “Abbiamo dovuto sviluppare un concetto comune di personalizzazione dei nostri collaboratori, il progetto si chiama Artist e fa parte del know how che portiamo all’interno del mercato – spiega il manager -. Vuol dire diventare protagonisti con il cuore. Il collaboratore è l’aspetto principale”. L’obiettivo generale risulta essere quello di soddisfare sia gl investitori, sia le richieste del cliente, sia le aspettative dei collaboratori. Fa parte di un concetto innovativo anche sfruttare al massimo gli spazi e i metri quadri, inserendo i giusti servizi in grado di rendere l’esperienza indimenticabile e personalizzabile.

“Personalizzazione” è un’altra parola chiave oltre a staff, come sostiene Marco Gilardi. Infatti Nh Hotel Group Italia ha scommesso sulla Mood Room, una stanza che muta a seconda del proprio umore, e sullla lobby alive, che da semplice luogo di accoglienza da attraversare muta in zona di sosta dove socializzare, fare aperitivo o giocare a biliardo.

Giovanna Manzi, ceo Best Western Italia, suggerisce che la soluzione possa essere una: “cambiare l’approccio, essere più disruptive. Il 2018 è stato un anno molto positivo, Bologna, Roma, Napoli, Milano e Torino hanno trainato la crescita”.

Una ulteriore key word, che si aggiunge alle precedenti, è “partnership”, portata avanti da  Marriott International: 30 brand, 130 Paesi, più di 7mila hotel. I legami sono fondamentali per intessere le basi necessarie allo sviluppo tecnologico.

Infine, ma non per importanza, Pippo Russotti ha offerto uno spunto su cui riflettere. Secondo Russotti è necessario osservare “come si sta muovendo Starbusck. Sta aprendo un negozio a Milano in Corso Vercelli, dove scrive ‘Apri il tuo nuovo ufficio’. La stessa cosa la si deve fare per gli hotel, cioè far diventare l’albergo un luogo aperto a tutti dove si può entrare ed uscire senza difficoltà. Bisogna far diventare l’hotel un posto aggregante perché è lì che succedono le cose. Dobbiamo internazionalizzarci – ha aggiunto il manager – gli alberghi sono cambiati. Si deve investire in formazione tra scuola, università ed aziende”.

2019-07-15T10:12:46+00:00
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